domenica 17 novembre 2013

Come investire negli Stati Uniti e diventare ricchissimi

"L'Italia è presente nell'immaginario collettivo degli americani, a livello culturale, più di qualsiasi altra nazione. Esiste quindi una concreta e importante finestra di opportunità da sfruttare per le imprese italiane." Quanto ci piace questa frase, grazie per l'iniezione di speranza ed entusiasmo caro Professor Perretti del Dipartimento di Management e Tecnologia, Università Bocconi.


Vi dico subito qual è il segreto per diventare ricchissimi così non mi dite “eh vabbè mi fa leggere tutto l'articolo per dirmi sta cazz..a”. Il segreto per diventare ricchissimi è crederci, veramente. Ormai ho letto già diversi libri e testimonianze di uomini e donne che hanno raggiunto il successo e sono diventati ricchi, in settori e in epoche diverse, molte volte partendo da situazioni familiari ed economiche svantaggiate, e ciò che accomuna tutti quanti è proprio il fatto che hanno continuato a perseverare, a credere di potercela fare e non hanno mai mollato, nemmeno di fronte agli insuccessi.

Lo so che vi aspettavate chissà che ricetta, ma è “tutto qua”, nel senso che quello che salta fuori è che parte tutto dalla fiducia incondizionata nelle proprie capacità di farcela, fiducia che ognuno di noi può costruire ed allenare, tutto il resto certo, richiede impegno, studio e il solito pizzico di “fortuna”, ma è una conseguenza della convinzione di arrivare all'obiettivo. A fondo pagina, per approfondire, vi segnalo qualche libro interessante sull'argomento.

Ed eccoci a parlare di come esportare e investire negli Stati Uniti. A questo proposito ho letto un libro molto interessante e pratico che si intitola Esportare e Vendere negli Stati Uniti, scritto da Lucio Miranda e Muriel Nussbaumer più alcuni contributor, ed edito da Hoepli. E' un libro molto recente, stampato per la prima volta proprio nel 2013. I due autori sono anche i fondatori della ExportUSA New York, Corp., società di consulenza che aiuta le aziende italiane ad entrare nel mercato statunitense, cosa che dà un taglio molto pratico a questo libro, che sembra quasi un manuale di consigli e regole da tenere a mente per chi sta sognando di espandersi col proprio business nella mitica terra dei cow-boy. A parte gli scherzi, secondo le stime della US Energy Information Administration, gli Sati Uniti si stanno avviando verso l'indipendenza energetica di qui all'anno 2035. E secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia gli USA supereranno l'Arabia Saudita e la Russia per diventare il paese produttore di petrolio più importante del mondo entro il 2017! Questo grazie all'impiego di nuove tecniche di trivellazione e allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi dei depositi bituminosi, che non chiedetemi che roba sono ma mi sembravano informazioni degne di nota. Sempre l'AIE riporta che “Le implicazioni degli sviluppi energetici negli Stati Uniti sono profonde e il loro effetto si farà sentire ben al di là del Nord America e del solo settore energetico.” Anche gli autori del libro sono convinti che ci saranno dei cambiamenti epocali che riporteranno gli USA a livelli di sviluppo economico, strategico e politico formidabili. Quindi, ragazzi, quello che viene da pensare a me è gambe in spalla e si va in America!

Ovviamente, però, non si devono prendere le cose sottogamba (ricordiamoci di tirarle giù una volta finita la corsa...hehe). Per avere successo sul mercato statunitense (molto aperto alle nuove iniziative, ma anche molto esigente in termini di servizio al cliente) bisogna avere un progetto chiaro, prenderlo come un investimento ed essere disposti a dedicargli le risorse necessarie in termini di soldi e tempo.

Il need non esiste più, bisogna puntare sul want
Cosa vuol dire? Vuol dire che sul mercato statunitense (e non solo su quello) si trova già di tutto di più, non ci sono necessità materiali da soddisfare, la gente non ha veramente bisogno di una crema o di un l'olio di oliva in più sugli scaffali. Come investitori/esportatori dobbiamo quindi concentrarci sulla creazione del desiderio, da parte del cliente, di avere il particolare prodotto/servizio che noi gli offriamo, desiderio basato su motivazioni di ordine emozionale, sociale ecc.

Consigli utili in breve: strategie d'ingresso, forme societarie, mercati interessanti per l'Italia, organizzazione logistica

- Le fiere internazionali sono un valido mezzo per far conoscere se stessi e il proprio prodotto/servizio, a condizione che ci si vada già con un minimo di preparazione (nel caso della presentazione di prodotti alimentari, ad esempio, è fondamentale aver già provveduto alla loro registrazione alla Food and Drug Administration (l'agenzia governativa USA incaricata di emanare le norme che regolano la vendita dei prodotti alimentari negli Stati Uniti, sia americani che esteri, e di controllare che queste vengano rispettate) e alla loro messa a norma, pena la diffidenza del cliente americano e l'impossibilità di concludere accordi di vendita-acquisto appunto per mancanza di requisiti;

- Si può entrare nel mercato statunitense spedendo dall'Italia e appoggiandosi a importatori (le merci vengono acquistate dall'importatore, pagate, importate e poi rivendute dall'importatore stesso alla sua rete di clienti); distributori (la merce non viene acquistata dal distributore, bensì tenuta in conto vendita e solitamente viene chiesto un contributo per le spese di promozione); rappresentati (funzionano come in Italia, ma ovviamente devono essere in qualche modo supportati e controllati a livello logistico e commerciale). La forma più sicura e che garantisce il massimo controllo è tuttavia l'organizzazione propria su suolo americano, che si crea fondando una società di diritto statunitense (con conto corrente, indirizzo e num. di telefono americani) e stringendo eventualmente accordi con strutture americane esterne di vendita e logistica;

- Prima di immettere sul mercato un prodotto è bene fare un'analisi dei gusti del mercato, solo perché un prodotto è made in Italy non vuol dire che deve vendere per forza, e un'analisi di prodotto in modo da riuscire a formulare una strategia di posizionamento del prodotto sostenibile;

- Il tipo di società più adatto all'azienda italiana che si vuole espandere negli Stati Uniti tramite una propria organizzazione è quello della Corporation (la cui denominazione può essere indipendentemente “inc.” o “corp.”), che prevede l'esistenza di azionisti, amministratori, consiglio di amministrazione o amministratore unico. E' possibile aprire una Corporation con un solo socio e non è necessario avere soci americani tra gli azionisti o tra i ruoli direttivi.

- Per la particolarità del sistema legale americano, basato sul precedente (= ci sono dei Codici scritti, ma la fonte normativa decisiva diventa quanto deciso dal giudice in altri giudizi per casi simili), è fondamentale consultare sempre un avvocato prima di firmare qualsiasi tipo di accordo o contratto;

- Settori merceologici particolarmente interessanti sono quello della cosmetica, delle apparecchiature biomedicali e dei generi alimentari.


Quando sono arrivata al capitolo dedicato ai semplici passi per aprire una Corporation negli Stati Uniti sono quasi caduta dalla sedia dalle risate al seguente passaggio “Avviata così la corporation non rimane che focalizzarsi sulla gestione del lavoro. Normalmente non ci sono da fare depositi di atti, notifiche, certificazioni, richieste di permessi o autorizzazioni, pagamenti e/o apposizioni di bolli, vidimazioni, compilazione e depositi di bollettini di varia natura, atti, richieste, notifiche, richieste di autorizzazioni, e non bisogna aspettare ispezioni da parte di chiccessia.” Che ridere che facciamo noi italiani con tutte queste carte e bolli dappertutto! Secondo me anche gli autori non ce la facevano più dalle risate e si sono distratti mentre scrivevano perché hanno finito per ripetere atti, richieste, notifiche, richieste di autorizzazioni... ;P

Nel libro ovviamente trovate informazioni molto più dettagliate rispetto a quelle che vi posso dare io qui. Consiglio questo libro a chi è interessato ad aprire un'azienda oltreoceano, ma anche a chi è semplicemente curioso di saperne di più sugli States, per la sua chiarezza espositiva, la scorrevolezza e la piacevolezza dei contenuti, tutti molto interessanti e miranti al nocciolo della questione.

Se qualcuno di voi vuole importare vino chiamatemi, ho già in mente un'etichetta che spacca. ;D

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Libri da leggere:

- Esportare e Vendere negli Stati Uniti, Lucio Miranda e Muriel Nussbaumer
- I Segreti della Mente Milionaria, T. Harv Eker
- The Success Principles, Jack Canfield
- La Chiave di Svolta, Seth Godin
- Padre Ricco Padre PoveroRobert T. Kiyosaki
- Vivere alla Grande, Robin S. Sharma

venerdì 1 novembre 2013

Halloween, la festa che sta conquistando il mondo!


31 ottobre, Monfalcone, sei e mezza di sera. La via del centro brulica di bambini piccolissimi vestiti da streghette, diavoletti e mostriciattoli vari che sembrano farsi più paura da soli che altro. Entrano in un bar dopo l'altro e, tutto d'un fiato e a voce fievolissima, azzardano alla barista la fatidica domanda: "Dolcetto o scherzetto...?

La situazione era graziosa, ma la sensazione netta era che né i baristi né i bambini avessero alba del vero senso di questa festa, con gli uni che distribuivano caramelle senza proferir parola e gli altri che non prendevano nemmeno in considerazione la possibilità di ricevere uno "scherzetto!" come risposta, pena il panico totale. Dei bambini.

Questa bella festa sta comunque contagiando grandi e piccoli di molte parti del mondo: ancora in fase di test molte parti dell'Europa, soprattutto quella meridionale; avanti anni luce e ormai quasi "proprietari dell'idea" gli USA, che festeggiano Halloween dal '700-'800 grazie all'arrivo degli immigrati scozzesi e irlandesi. Vale quindi la pena di conoscere questa occasione di rievocazione e travestimento un po' più a fondo, giusto per avere un po' di what am I doing awareness in più, che non fa mai male... ;)

La festa di Halloween affonda le sue radici nella civiltà celtica. L'antico popolo dei Celti, che abitava in Gran Bretagna, Irlanda e Francia, usava festeggiare l'inizio del Nuovo Anno il 1° novembre: giorno in cui iniziava, secondo loro, la "stagione delle tenebre e del freddo". 

Il nome Halloween rappresenta una variante scozzese del nome completo All-Hallows-Eve, cioè la notte prima di Ognissanti (1° novembre). In origine però la festa sembra si chiamasse Notte di Samhain (dall'irlandese) e significava Notte del Dio delle Tenebre.

Per i Celti, popolo di agricoltori e pastori, la ricorrenza assumeva una rilevanza particolare in quanto momento di radicale cambiamento: le greggi venivano richiamate dai pascoli estivi e le persone si ritiravano nelle case per trascorrere al riparo le lunghe e fredde notti invernali. Proliferavano storie e leggende. In particolare secondo i Celti, nel momento di passaggio tra il 31 ottobre e il 1° novembre, tutte le leggi dello spazio e del tempo venivano sospese, permettendo al mondo degli spiriti di unirsi al mondo dei viventi. La leggenda raccontava che, nella notte del 31 ottobre, tutte le persone morte l’anno precedente tornassero in cerca di nuovi corpi da possedere. Così nei villaggi veniva spento ogni focolare per evitare che gli spiriti maligni trovassero i vivi. Si facevano sacrifici, scongiuri e offerte per allontanare le anime dei morti.

L'usanza moderna di travestirsi nel giorno di Halloween, nasce dalla tradizione che i Celti avevano, dopo il rito dei sacrifici nella notte del 31 ottobre, di festeggiare per 3 giorni mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per esorcizzare e spaventare gli spiriti. Vestiti con queste maschere grottesche ritornavano al villaggio illuminando il loro cammino con lanterne costituite da cipolle intagliate, che in America sono state poi sostituite dalle zucche, più pratiche da intagliare e disponibili in maggiore quantità.

Questa è la storia in breve della festa di Halloween, la quale ha avuto in realtà influenze e contributi veramente numerosi e da diverse parti del mondo (per approfondire vi lascio alcuni link a fondo pagina). 

E ora guardatevi la suggestiva Galleria fotografica del New York Times


Nonché le mie mitiche amiche americane Cara e Danielle. Splendide! :)



Fonti origini della festa di Halloween: Wikipedia, Tuttohalloween.it, HalloweenStory
Fonte foto copertina: Viewallpapers.com

martedì 29 ottobre 2013

What CAN YOU DO WITH....ZUCCHINI?

Sooo many things! The first thing that comes to my mind is...LOOVE (!) but, let's do as if we were real americans (=100% puritan ;P), and stay on the culinary side of life... Your aunt brought you a lot of zucchini from her garden, and you don't really know what to do with 'em? Impress all your friends with a great italian menu!

Pasta with creamy sauce made of zucchini, chick peas, curry and fried raw ham 
Zucchini boiled and then fried with cheese and raw ham
Zucchini and chick peas salad

Pasta with creamy sauce made of zucchini, chick peas, curry and fried raw ham 

Pasta with creamy sauce made of zucchini, chick peas, curry and fried raw ham 

Ingredients for 2 people:
- Pasta "shells" (200g), we call them "conchiglie"
- Zucchini (2)
- Cooked chick peas (half handful)
- Raw ham (4 strips)
- Fresh milk cream (70ml)
- Onion (1 small)
- Garlic (1 clove)
- Extra virgin olive oil
- Curry powder (1-2 tea spoons, as you wish)
- Salt
- Pepper

Put a pot of water for the pasta on medium-high heat. Cut the onion and the garlic into small pieces, put them in a pan and fry them together with a little extra virgin oil until the onion turns yellow (don't let it turn too dark 'cos it'd taste like sh..! It already happened to me, more than once...hehe). While the onion is frying cut also the raw ham and the zucchini in little pieces leaving half of one zucchini by side. First put the ham into the pan with the onion, let it fry a couple of minutes (until it looks crispy) and then add the zucchini and a couple of chick peas. Let it cook on medium heat for about 10 min.

Now put the half zucchini and the rest of the chick peas in a bowl and mix them together with a mixer until you get a cream. Add the cream to the pan. Finally add a pinch or two of salt, the curry powder and the fresh milk cream. Leave the sauce on medium-low heat for another 10 min. 

When the pasta water boils put the salt and the "conchiglie" into it.
When the pasta is ready (al dente, please!), trickle it and mix it with the sauce. At the end if you wish add a little bit of pepper. Ready, ENJOY!



Zucchini boiled and then fried with cheese and raw ham
This is super easy! Just put one ore more entire zucchini into boiling and salted water until they become soft. In a pan fry one slice of raw ham for each zucchini. When zucchini are ready take them out of the water, cut each zucchini in a half and put on each half one slice of cheese (swiss cheese or whatever kind you like) and one slice of fried raw ham. Now put the zucchini in the pan with a little olive oil and leave it on medium-high heat until the cheese melts. Ready to eat!
Zucchini boiled and then fried with cheese and raw ham

Zucchini and chick peas salad
Boil one or more zucchini in salted water until they get soft. When ready take them out of the water and cut them into wheels. Put them together with the cooked chick peas in a plate and season it with vinegar, extra virgin oil and salt. Reeeeeady and...so easy!
Zucchini and chick peas salad


mercoledì 16 ottobre 2013

Raggiungere un obiettivo: che bella sensazione!

In ricordo di uno dei giorni più belli e rilassanti (sì, rilassanti...ho anche avuto tempo per un power nap prima della discussione) della mia vita, la mia laurea in Relazioni Pubbliche all'Università di Udine. Portare finalmente a termine questo corso è stata una grande liberazione e fondamentale per avere l'energia giusta per pensare alla realizzazione dei miei sogni più intimi. Un grazie grande grande e dal cuore a tutti i miei amici e parenti che mi hanno fatta divertire così tanto e mi hanno dimostrato il loro affetto in un modo così bello e dolce l'8 aprile 2013...e anche tutti gli altri giorni!

mercoledì 25 settembre 2013

Italian love for... What is it? ;)

Nero come la Notte
Dolce o amaro come l'Amore
Caldo come l'Inferno

Dark like Night
Sweet or bitter like Love
Hot like Hell




Fonte foto: http://fayechii.deviantart.com/art/Brown-Heart-FayeChii-192857178

domenica 15 settembre 2013

Visti USA. Come entrare negli Stati Uniti...e rimanerci, forse

Eccoci qua, i nostri clienti al B&B sono partiti ieri e così abbiamo un attimo di respiro e finalmente ho un po' di tempo per parlare di questi benedetti visti per gli USA. Allora, dicevamo...l'immigrazione negli Stati Uniti è stata molto intensa a partire dalla "scoperta" dell'America, da parte degli europei nel 1492, con grosse ondate nella seconda metà dell'800, a inizio '900 e di nuovo a partire dal 1965. Nonostante la popolazione di tutta l'America Settentrionale sia solamente 5 volte quella dell'Italia (non so se rendo l'idea...confrontate i rispettivi km quadrati e poi mi dite cosa ne pensate), negli ultimi tempi gli Stati Uniti hanno deciso di adottare regole molto più restrittive riguardo all'immigrazione. 
Ed ecco che negli Stati Uniti non si entra più, a meno che non si abbia il coraggio di spellarsi vivi durante una sessione di 100 giri della morte consecutivi su una giostra della Disney dirottata da un terrorista alieno. Sposare un cittadino del Paese di riferimento, in questo caso un americano/a, continua ad essere la cosa più semplice, ma a noi non piacciono le soluzioni facili, sarebbe come rubare in chiesa...soprattutto per un italiano/a, che si sa avere un fascino irresistibile. Per questo scoviamo e valutiamo le altre possibilità. 


I visti si suddividono innanzitutto in due macro categorie: i visti immigranti, destinati a quelli che riescono ad ottenere la residenza permanente negli USA (tramite legami familiari solitamente, cioè i fortunati di cui si parlava poco più sopra) e i visti non-immigranti, cioè i visti per la maggior parte di noi "poveri sfigati", che permettono una permanenza temporanea per motivi di turismo, affari, lavoro, cure mediche o studio e che richiedono di dimostrare di avere residenza permanente al di fuori degli Stati Uniti (e quindi di andare fuori dai c non appena scade il visto). Ma non scoraggiamoci ragazzi, la vita è lunga e piena di opportunità per noi italiani che siamo i maestri del trasformismo e degli escamotage! Entrando nel merito dei visti non-immigranti, ci si propone una suddivisione degli stessi in base al motivo per cui vogliamo entrare negli Stati Uniti:
Visto d'affari (B1)
- Visto turistico (B2)
- Visti per studenti (F1, J1, M1)
- Visto di transito (C1)
- Visto per rappresentanti dell'informazione mediatica (I)
- Visto per lavoratore religioso (R)
- Visti di lavoro (H, L, O, P, Q)

I visti B1 e B2 sono i visti rilasciati più comunemente e sono concessi a persone in viaggio d'affari e turisti, per un massimo di 6 mesi alla volta. Da notare che, per tutti i visti sopra elencati sono richiesti un colloquio all'ambasciata americana in Italia e la presentazione di documenti vari, cosa che non succede per quanto riguarda soggiorni fino ad un massimo di 3 mesi, per i quali basta compilare online il cosiddetto ESTA (Electronic System for Travel Authorizationfacente parte del Visa Waiver Program). Il titolare di un visto B1 si può consultare con soci d'affari, legali o commercialisti, prendere parte a convegni d'affari o professionali e negoziare contratti e cercare opportunità di investimento.


I visti F1, J1 e M1 sono concessi a persone che vogliono studiare negli Stati Uniti (all'università o corsi di altro genere) o per motivi di insegnamento, osservazione, conduzione di ricerche, consultazione, dimostrazione di speciali abilità o tirocinio. La validità del visto va fino ad un massimo di 5 anni e comunque rispetta la durata del corso di studi prescelto. In particolare, per quanto riguarda il visto F1 (studenti universitari o di lingue a tempo pieno), bisogna dimostrare di riuscire a pagare gli studi e mantenersi finanziariamente per tutto il periodo del corso. Con il visto studentesco F1 è anche possibile lavorare per un tot di ore settimanali.


Il visto C è dedicato ai viaggiatori (solitamente funzionari di governi stranieri e loro colleghi e familiari) solamente in transito sul territorio degli Stati Uniti e diretti verso altre destinazioni. 


Il visto I è invece concesso a giornalisti, troupe, editor e altre figure di stampa, radio e cinema, che si recano negli stati Uniti per svolgere la professione per conto di un'organizzazione avente sede in un Paese straniero.


R, il lavoratore religioso. Questo visto è per coloro che intendono entrare negli Stati Uniti per espletare mansioni religiose e altre attività legate all'organizzazione religiosa, senza scopo di lucro, di cui fanno parte.

In ultimo vediamo i visti per lavoro, per i quali è necessario trovare la famosa azienda sponsor americana, un'azienda cioè che si prende carico delle responsabilità e dei costi per effettuare la petizione I-129, che l'USCIS (il Servizio Immigrazione) dovrà approvare. Ne troviamo di diverse tipologie, tutti con un requisito di fondo: la "impossibilità" di trovare lavoratori americani equivalenti (anche questo per tutelare innanzitutto gli americani, che hanno sempre la precedenza).
H, visto per personale altamente specializzato, lavoratori stagionali agricoli e non, tirocinanti in ambito agricolo, commerciale, delle comunicazioni, della finanza, governativo, dei trasporti,  delle professioni o industriale;
- L, visto che consente ad un datore di lavoro americano di trasferire un funzionario o un dirigente dagli uffici di una delle sue succursali all'estero ad uno dei suoi uffici negli Stati Uniti. Il visto vale anche per un'azienda straniera che ancora non dispone di un ufficio affiliato statunitense e che vuole inviare un funzionario o un dirigente negli Stati Uniti per fondarne uno;
- O, è il visto per persone dalle capacità straordinarie, quello che hanno concesso al mio compagno, dopo mesi e mesi di scartoffie. E' destinato a soggetti dotati di una straordinaria abilità nelle scienze, in campo artistico, dell'educazione, del commercio o atletico o che abbiano dimostrato di aver ottenuto risultati eccezionali in ambito cinematografico o televisivo e che siano riconosciuti a livello nazionale o internazionale per tali risultati;
- P, visto specifico per atleti, artisti o intrattenitori riconosciuti a livello internazionale e che si recano negli Stati Uniti per prendere parte a gare ed esibizioni o per approfondire la conoscenza o lo sviluppo della loro forma d'arte;
- Q, è infine il visto destinato a programmi di scambio culturale internazionali designati dal servizio USCIS.

Adesso basta però, tutte queste lettere mi stanno uscendo dalle orecchie! Per il prossimo articolo farò un po' di ricerca su un altro tema intrigante, cioè su requisiti e termini per entrare negli Usa come investitori.


In fondo vi lascio con un paio di link a informazioni più dettagliate su visti e procedure per la loro concessione, nonché alcuni dati sulla popolazione statunitense che, secondo una stima del 2010 (fonte Wikipedia), ha le seguenti origini:


1) Britannici, da 36,5 a 72,1 milioni
2) Tedeschi 50,7 milioni
3) Irlandesi 33,5 milioni
4) Italiani 18 milioni (ahi! Per poco fuori dal podio, ma sempre prima dei francesi ;P)
5) Francesi 11,8 milioni
6) Polacchi 10 milioni
7) Ebrei 6,4 milioni
8) Olandesi 5 milioni
e poi a scendere norvegesi, svedesi, russi, ungheresi, danesi, greci, portoghesi, albanesi e altri europei.

50,4 milioni di cittadini statunitensi hanno origine ispanica (di fatto California, Arizona e Texas sono attualmente a maggioranza ispanica). Gli afroamericani sono circa 40,7 milioni e gli asiatici 15 milioni. Solo 4,1 milioni risultano essere i nativi americani (compresi i sanguemisti).


12 milioni è il numero approssimativo di clandestini (unauthorized immigrants) calcolato. Principalmente si tratta di messicani, salvadoregni, guatemaltechi e filippini. L'immigrazione clandestina, soprattutto dal Messico, è un tema molto caldo negli USA e leggi specifiche 
si stanno discutendo a riguardo proprio in questi mesi.

Siti interessanti da consultare per ulteriori info:

http://www.justlanded.com/italiano/Stati-Uniti/Guida-Stati-Uniti/Visti-e-permessi/Visti-per-gli-USA

http://www.ufficiovisti.com/index.php/america/stati-uniti-damerica/796-visto-usa-commercio-investimento

http://italian.italy.usembassy.gov/visti/niv.html

http://travel.state.gov/visa/immigrants/immigrants_1340.html

http://www.uscis.gov/portal/site/uscis

https://ais.usvisa-info.com/it-it

lunedì 9 settembre 2013

Voglio essere io la mia corrente!


Eh lo so vi aspettavate l'articolo sui famosi e intricatissimi visti, però devo prima raccontarvi un'altra cosa...cosa sto combinando in Italia e perché non sono ancora tornata sulle splendide spiagge di Cocoa Beach, col mio surf sottobraccio. Curiosi? In questi ultimi mesi, grazie al fatto di essere finalmente riuscita a concludere i miei studi universitari (abbandonati nel 2008 a causa di un trasferimento "forzato" in Austria per un anno e poi ripresi, a singhiozzo, per seguire il progetto Sempreintempo) e al trasferimento insieme a Pier negli USA, ho avuto il tempo necessario per liberare la mente dal caos di ogni giorno. Ho passato i miei tre mesi in Florida tra natura, sport, lettura, arte e nuove conoscenze, nonché lunghe "sessioni di meditazione", impanata nella sabbia o tra le divertentissime onde oceaniche. E ad un certo punto mi sono ritrovata, con la mente chiara, di fronte ad una scelta importantissima: continuare a vivere così, avendo tutto quello che una donna può desiderare (un uomo fantastico, la possibilità di avere una famiglia senza dover pensare a lavorare, praticamente una vita in vacanza in uno dei posti più belli del mondo) oppure cambiare tutto (o quasi, il moroso me lo tengo e ben stretto!hehe). Ho optato per la seconda. Pazzia? Non penso, anzi sono ogni giorno più convinta che, prima possibile, ognuno di noi debba trovare il coraggio di sintonizzarsi sulla frequenza di quelle vocine che vengono dal profondo dell'anima per ascoltarle, capirle ed utilizzarle per prendere le decisioni più importanti, quelle sulla nostra vita. Ho passato degli anni facendomi trasportare dalle correnti per comodità o per paura di dovermi prendere la responsabilità totale sulla mia vita. Alla fine però ho cominciato a ricercare questa responsabilità, a sentire il bisogno di prendere il controllo della mia vita e delle mie azioni per raggiungere quello che ho deciso essere il mio punto di arrivo (o partenza per nuovi orizzonti!). 

Voglio essere io la mia corrente.

Quindi ho delineato il mio obiettivo professionale (ovvero personale) e i passi che dovrò seguire per arrivarci. 

Passo 1: capire cosa voglio fare veramente 
Diventare giornalista/reporter di sport estremi

Passo 2: individuare il percorso di formazione
Per grande "coincidenza astrale" ho trovato, durante la mia permanenza in Florida, un corso di specializzazione universitaria che in Italia cercavo da anni, per di più a solo 10 minuti da casa! Il corso, che si chiama Digital Television and Digital Media Production, è un corso estremamente pratico di giornalismo, fotografia, produzione ed editing video, che io applicherò allo sport, della durata di due anni. Il College è pubblico, ha quindi costi accettabilissimi per un americano (paragonabili a quelli italiani), un po' meno per studenti da fuori... 10 volte tanto, praticamente una barca di dollari: $12 mila all'anno per due anni, che in tutto fa qualcosa come $24 mila dollari, in più dovrò dimostrare di essere in grado di mantenermi da sola per tutta la durata del corso. Facile per me che ho studiato, lavorato sempre quasi gratis e speso quel poco che avevo in regalini per gli amici! :/

Passo 3: capire da dove tirare fuori i soldi per il corso
Ho deciso di non appoggiarmi più all'aiuto della famiglia o del mio ragazzo e nel cappello del mago Geremia non ho trovato granché, così mi sono dovuta ingegnare. Soluzione: andare a lavorare e sfruttare tutti i modi possibili (e leciti) per fare e mettere da parte soldi. Uno dei miei mantra è diventato: START MAKING MONEY, NOW! ;)

Passo 4: individuare dove andare a lavorare
Rimanere negli USA avrebbe significato dover abbandonare il progetto, in quanto con il visto che ho attualmente non è possibile lavorare e mi sarei dovuta mettere a cercare soluzioni alternative costose in termini di tempo ed energie. Ma soprattutto ho capito che, per darmi una mossa, devo staccarmi da tutto, uscire dalla famosa zona di comfort e fare da sola. Quindi ho deciso di tornare in Italia per cercare lavoro. Con quel poco che ho da parte ho contato che dovrò lavorare per circa un anno per riuscire a mettere da parte i soldi per il corso. Sì, ma lavorare dove? La scelta è stata estremamente veloce e facile: il Lago di Garda, una zona molto turistica dove, grazie alle mie conoscenze linguistiche, immaginavo che non avrei avuto troppi problemi a trovare un posto in hotel o simili. Inoltre, il Lago di Garda è un vero parco giochi per gli sportivi, si praticano sport di tutti i tipi, dalla vela alla canoa, dalla bici all'arrampicata (grazie al fatto che il lago si trovi in mezzo alle montagne), dal parapendio al non so cosa (sparate uno sport a caso, tanto sicuro si fanno anche quello). Per me lavorare tanto per lavorare non ha senso, devo essere in un posto che adoro e che mi aiuti nel frattempo ad avvicinarmi agli sport di cui vorrò parlare in futuro.

Uh! Sta diventando lunghetta...eh vabbé, non è che dovete proprio leggere tutto... In caso passate alle foto che vi ho lasciato sotto! 

Passo 5: guardare le offerte di lavoro e inviare il curriculum
In teoria il mio programma era di tornare in Florida ancora per un mese a settembre, per poi tornare in Italia e cominciare a cercare lavoro, ma...una sera di agosto ho aperto il computer e ho guardato se effettivamente esistessero offerte di lavoro sul lago e ne ho trovata una. Cercavano un aiuto reception con conoscenza inglese e tedesco in un hotel a Limone (che bel posto!). Ho inviato il cv, giusto per rompere il ghiaccio. Due giorni dopo mi ha chiamata il direttore per un colloquio. Una settimana dopo ero sul lago. Fighissimo.

Passo 6: lavorare divertendomi e cominciare a mettere qualcosa da parte
Mi trovo sul lago di Garda da lunedì scorso, sono stata ospite all'Hotel San Giorgio di Limone dove mi sono trovata benissimo e ho avuto modo di conoscere meglio le varie zone del lago (quelle più cittadine e quelle più dedicate allo sport) e le strutture gestite dalla persona che mi ha chiamata qui per lavorare. Cosa ho scoperto: il meraviglioso Bed&Breakfast di Soiano del Lago, una casa stupenda (di proprietà del mio direttore) immersa nel silenzioso verde, a pochi minuti dal lago, vicino a Desenzano. Uno spettacolo, amore a prima vista! Ho voluto accettare la sfida di far funzionare questo B&B anche nella stagione autunnale/invernale a cui stiamo andando incontro. Notoriamente il lago è molto più frequentato in primavera e in estate, però ho deciso di mettercela tutta e di vagliare tutte le opportunità per organizzare eventi e portare persone tutto l'anno a vedere questo bellissimo posto, che in un batter d'occhio fa dimenticare tutto lo stress quotidiano e ricarica le duracell meglio di una spa!

Passo 7: trovare altri metodi per raccogliere questi $24 mila dollari
Ed ecco che nasce la mia pagina Donazioni Paypal, più altre idee che sto sviluppando! Se vi piace ciò che scrivo sul mio blog e vi piace l'idea di aiutarmi a tornare in America prima possibile per seguire il mio corso e diventare LA PIU' FAMOSA DONNA REPORTER DI SPORT ESTREMI (!) allora potete entrare nella pagina dedicata sul blog e fare una donazione, accetto anche monetine, anche via posta...! Oppure venite a trovarmi al B&B, così alziamo le probabilità che possa rimanere qui per tutto il tempo che mi serve!

Bene, penso di avervi raccontato abbastanza per ora. Alla prossima con i nostri famosi visti!

Da Udine (FVG) a Soiano del Lago sul Lago di Garda (Lombardia)








Ed ecco il mio bellissimo "ufficio"! Il B&B Soiano del Lago